“Sottovoce”, omaggio a Raffaele Viviani

Il debutto alla regia di un vero fuoriclasse

Il maestro Ernesto Lama esordì tra 1979 e il 1980. Cominciò a 13 anni con Roberto De Simone, e con “Festa di Piedigrotta” di Raffaele Viviani nel ruolo di Sciascillo; dopo non si è mai fermato.
Nei suoi trentacinque anni di carriera ha lavorato con i più grandi: oltre a Robero De Simone, Maurizio Scaparro e Armando Puglise: “per me sono maestri di scena e di vita… Sono diventato vecchio facendo teatro ho iniziato a fare questo lavoro a dodici anni anche se poi mi sono prestato al cinema”.
Oggi questo talentuoso e sapiente attore debutta alla regia con lo spettacolo SOTTOVOCE, omaggio a Raffaele Viviani. Cinquanta pezzi per riscoprire questo autore che più di tutti rappresenta la napoletanità  con la sua poesia, la sua visceralità, ha descritto tormenti di un popolo e la sua ironia.
Questo colloge intenso, colorato e sapiente ha la vitalità e l’intelligenza del suo autore che conduce lo spettatore attraverso le mille sfumature del suo mondo; a differenza di altri spettacoli dedicati a questo autore non ha bisogno di stupire e non conquista per la scenografia imponente: il pubblico viene da subito colpito dal sussurro di “Fatto di cronaca”, la cui prima messa in scena fu a Catania nel 1922 – poi nel 1957 con un secondo finale; testo attualissimo colpisce per la sua lucidità.
Lama mette in scena un omaggio alla morte facendo trionfare la vita, attraverso dei semplici ma efficaci cambi d’abito: la camicia bianca ad esempio simboleggia le morti bianche, le morti sul lavoro. Ancora: le donne diventano uomini indossando una cravatta per simboleggiare la loro forza e al tempo stesso la loro grazia; il mondo qui non è maschio ma è femmina: “l’uomo è solo di supporto a questa splendida figura”.
Eccellenti comprimarie sono  Elisabetta D’Acunzo e Marina Bruno, bravissime  attrici che affiancano il regista assieme al maestro Giuseppe di Capua, che dà vita a un sapiente accompagnamento musicale. Intensa è la loro interpretazione di “Pescatore a tirata da rezza” o quella di “Ombra e addore” e di “Canzone sotto o carcere, Scurdat ‘nterra all’isola” che racchiude tutto il dolore degli ergastolani .
Meravigliosa è la “Rumba degli scugnizzi” un pezzo del 1931 che, pur vibrando della passionalità del tango, è quasi un sussurro.
Eleonora De Martino

Leave a Comment.