Marco Greco: godersi le domande

Nell’arte non c’è posto per la menzogna

Marco Greco

Marco, classe ‘91, Roma. Comincia a scrivere canzoni all età di quindici anni, consuma i dischi dei cantautori italiani e non solo: Conte, De Andrè, Battisti, Rino Gaetano ma anche Bob Dylan, Leonard Cohen… Poi l incontro con la musica popolare argentina (tango), spagnola (flamenco) e balcanica. Questi incontri segneranno un forte cambiamento di stile compositivo nelle sue canzoni, che si faranno piu personali e piu ricche di suggestioni e atmosfere particolari.
Nel 2012 frequenta la scuola di composizione al Cet di Mogol e si diploma in composizione. Nel maggio del 2013 andrà trovare il suo maestro Paolo Conte nella sua casa di Asti; tra i due nascerà una ricca corrispondenza da maestro ad apprendista in cui Conte incoraggia e consiglia Marco. Nel dicembre 2013 arriva in finale al premio De Andrè e nel 2012 in semifinale al premio Donida.
La musica crea le parole tessendo pian piano un racconto. Partendo da un’idea, strimpellando la chitarra, seguendo l’impulso iniziale – quello più autentico – perché le canzoni sono crudeli, sfuggenti. Per Marco nell’arte non c’è posto per la menzogna, l’opera d’arte non deve necessariamente ancorarsi alla modernità; ogni voce deve avere un colore unico e inconfondibile. Questa è la bella idea che Marco Greco ha della musica e dell’arte in generale.
Questo giovane cantautore romano è tutto da scoprire: i suoi riferimenti sono Paolo Conte, la musica popolare argentina; ama i suoni veri e antichi, ogni suo pezzo, a parer suo, è una fotografia della sua emotività, racchiude la poesia delle cose semplici.
Un suo brano in particolare, “Zarbo” ricorda vagamente la poesia e la musicalità di Rino Gaetano.
Serena Gelli

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