“Il senso nascosto”

Mai banale, mai scontato, “Il senso nascosto” è un dramma sulla prostituzione maschile

( IL SENSO NASCOSTO

Questa storia rivela ancora una volta la sensibilità e la genialità della scrittura di Fortunato Calvino autore  che   nasce a Napoli nel 1955 ed inizia la sua attività artistica nel 1978 come teatrante e filmmaker. Nel 1980 il suo corto in Super8 “Prima della caduta” partecipa al Super Eight Film Festival di Toronto, kermesse internazionale dove Calvino è l’unico autore a rappresentare l’Italia e nel 2009, con  “Cuore nero”  è vincitore del Premio Calcante.
Da sempre questo autore narra le profonde solitudini umane e in particolare in questo pezzo teatrale. “Il senso nascosto” è presentato da Metastudio ’89, il suo allestimento si avvale delle musiche originali di Paolo Coletta, le scene di Paolo Foti, i costumi di Rosa Della Rosa e il disegno luci di Renato Esposito.
L’opera racconta  in modo intenso e poetico l’incontro di due anime sole, messe a dura prova dalla vita.  È  lo specchio di un altro mondo, quello della prostituzione maschile, dello sfruttamento sul lavoro e della crisi stessa che spinge  il giovane a usare il suo corpo per migliorare le sue condizioni. Contraddizioni di un mondo sempre più lacerato dai conflitti sociali e da un vivere sempre più virtuale: negazione dell’amore e del desiderio vissuto in prima persona.
Pietro Juliano interpreta un uomo di mezza età, dirigente d’azienda che per anni si è nascosto dietro ad un matrimonio,  che non ha avuto il coraggio di rivelare alla propria moglie la sua omosessualità. un uomo in fuga da se stesso, cui fa paura la vita: “mi sono sposato per accontentare mia madre e per mettere a tacere le voci  su una mia relazione omosessuale, in fondo con mia moglie avevo una vita fin troppo serena”. Non è il solito incontro, tra un marchettaro e il suo cliente, ma è l’emblema di una realtà poco conosciuta, come sono le chat gay e i cinema a luci rosse.
Il marchettaro è Antimo Casertano è un giovane di bell’aspetto. Entrambi sono anime tormentate.  Il giovane ha ancora  negli occhi e nella voce, dura e rabbiosa, la morte di un suo collega muratore caduto dal sesto piano di un palazzo in costruzione. “Io sono rimasto lì con la mano aperta e vuota a guardarlo cadere, una vita finita in un attimo…. È non è stato l’unico; negli occhi del capocantiere solo fastidio…”. È da questo dramma  che il giovane decide di cambiare vita ed iniziare a prostituirsi, in questa opera c’è un’atmosfera vibrante e profonda, a partire dal silenzio che cala fra i due persoanggi dopo il racconto delle morti bianche, una forma profonda di rispetto per il dolore.
Sono due estranei che si dormono vicino e condividono un breve momento di piacere: nudi non solo fisicamente, ma soprattutto, nella loro interiorità. Sono storie molto diverse le loro, accomunate da rinunce e rabbia, che divengono mancanza; entrambi vivono prigionieri nel proprio  abisso di solitudine, che  Pietro tenta d’infrangere  dicendo al giovane “non ci credo che sei così cinico”.
Al risveglio, dopo l’incontro, le due vite si scontrano  per i due opposti modi di vivere la sessualità, di concepire la vita.   Antimo è furioso per essere stato trattato da oggetto; rabbioso allora chiede il compenso promesso, il doppio della volta precedente.
Ambientato in una stanza-zattera, il periodo è evidentemente quelo natalizio. Le storie di quest’uomo e di questo giovane saranno sempre scandite dalla vita che pulsa forte intorno a loro, dalle voci dei vicini, dalle risate che involontariamente interverranno come un orologio a segnare il tempo e che spezzeranno le loro parole forti, i loro gesti furibondi, fermandoli un attimo prima del precipizio.
Al culmine della disperazione l’uomo esorta il giovane a ucciderlo… per un attimo lui è tentato ma poi se ne va lasciando che tra loro cali ancora il silenzio.
“Lunghi fili d’acqua bucano il cielo grigio e s’infrangono sui muri delle case vicine come schegge impazzite”.
Elisa Rossi

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