Biagio Izzo: il teatro è una famiglia

“Come un cenerentolo” e il suo rapporto con Napoli

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“Se la comicità è pulita, allegra, fatta bene. Soprattutto se non è maleducata e volgare, non passerà mai di moda”.
Izzo è nato a Napoli il 13 novembre del 1963 e ha iniziato anche una carriera teatrale, sotto la regia di Claudio e Pino Insegno. Tutti i suoi  progetti teatrali sono  realizzati in collaborazione con Bruno Tabacchini: “Tutto per Eva, solo per Eva”,  “C’è un uomo nudo in casa”, “Due comici in paradiso”, “Il Re di New York”, “Una pillola per piacere”, “Un tè per tre”, “Guardami, Guardami” e infine la sua ultima pièce “Come  un Ceneretolo”.
“Come un Ceneretolo” è una  fiaba nuova che diviene antica, come tutte le favole nel momento in cui si raccontano. È una storia agrodolce nella quale si sconvolgano i ruoli tradizionali, un teatro leggero ma se pur con ironia non trascura di affrontare temi come l’attuale crisi.
Qual è il tuo rapporto con il teatro?“Ha condizionato la mia vita, il teatro è l’arte dei poveri… la  compagnia è mia, io sono produttore di me stesso. Questo è un mestiere che si fa per passione, la compagnia è la famiglia.
Il teatro è l’unico posto dove esiste il potere emozionale. Il rapporto diretto col pubblico fa sì che non si possa barare. Se c’è il divertimento si sente, e questo è ciò che fa stare bene l’attore.
Il teatro è dunque anche un luogo di formazione: vorrei che i bambini venissero più spesso.”
Qual è il rapporto con la tua città? “La  democrazia che esiste a Napoli non esiste nel mondo, siamo un popolo strano ma meraviglioso. Io continuo a vivere qui a Napoli, è il mio modo per aiutare la città e investire su di essa.”
Se dovessi riassumere la tua carriera che parola useresti? “Fantastica, io ho sempre fatto tutto con amore.”
Martina Bianchi

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